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Pomodoro

set 5, 2013   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

Il pomodoro (Solanum lycopersicum L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Originario del Cile e dell’Ecuador dove, grazie al clima tropicale, tuttora cresce allo stato spontaneo, giunse in Europa nel XVI secolo e, successivamente, si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. A lungo venne coltivato unicamente a scopo ornamentale, non tanto per la bellezza dei suoi fiori, quanto per la credenza che fosse una pianta dai frutti velenosi e, pertanto, non commestibili. Fu solo verso la fine del 1700 e gli inizi del 1800 che il pomodoro iniziò ad essere coltivato a scopo alimentare e, da allora, rappresenta uno degli ortaggi più consumati al mondo. In Italia la produzione si concentra per lo più in Emilia Romagna, in Campania, in Puglia ed in Sicilia dove se ne coltivano moltissime varietà. Distinte principalmente in base alla forma, le più note sono i pomodori costoluti (tra cui il Marmande e il Pantano), i tondi lisci (come il Montecarlo e il Money Maker), i piccoli ciliegini (ad esempio il Tity), gli ovali (come il Piccadilly) ed, infine, i pomodori allungati (il più famoso dei quali è il San Marzano). Quanto alle proprietà nutrizionali, i pomodori sono dei veri e propri concentrati di salute, tanto da essere annoverati tra gli alimenti base della nostra alimentazione. L’aspetto sicuramente più rilevante è l’elevato potere antiossidante dovuto alla contemporanea presenza di diverse sostanze in grado di proteggere il nostro organismo dall’azione nociva dei radicali liberi. Tra queste ultime spiccano, in particolare, il Licopene, carotenoide di colore rosso estremamente abbondante in questo ortaggio, la vitamina A, che protegge le mucose e le cellule epiteliali del corpo e la vitamina C, indispensabile per la sintesi del collagene e per l’assorbimento e l’utilizzazione del Ferro. Sono, inoltre, presenti la Tiamina (vitamina B1), importante regolatore del metabolismo dei carboidrati, la Riboflavina (vitamina B2), fondamentale per il funzionamento di alcuni enzimi che intervengono nella trasformazione dei nutrienti in energia, la Niacina (vitamina B3 o PP) che, oltre a giocare un ruolo chiave nel metabolismo dei glucidi, dei protidi e dei lipidi, è essenziale per l’integrità di tutti i tessuti del corpo. I pomodori sono anche un’ottima fonte di Fibre, utili per regolarizzare il transito intestinale, nonché di elettroliti e minerali quali il Potassio, che interviene nel bilancio idrico del corpo, il Ferro, fondamentale contro l’anemia, il Calcio, per la funzionalità del sistema nervoso e per la contrazione muscolare ed il Fosforo, che, insieme al Calcio, è un costituente essenziale del tessuto osseo. L’elevato quantitativo di acqua, inoltre, unitamente alle poche calorie e alla quasi assenza di lipidi, li rende un alimento ideale per tutti coloro che intendono controllare le calorie introdotte con l’alimentazione. Nonostante tutte queste proprietà benefiche i pomodori presentano, tuttavia, qualche piccola controindicazione. Innanzitutto la presenza di acidi organici, quali l’acido citrico e l’acido malico, se da un lato concorre a ridurre il pH dello stomaco favorendo la digestione, dall’altro rende i pomodori non adatti a chi soffre di acidità ed irritazione gastrica. Da non trascurare anche il contenuto di istamina, composto azotato liberato dal nostro organismo durante le reazioni allergiche e di Solanina, una sostanza naturale tossica responsabile di potenziali malesseri per il nostro organismo quali disturbi gastrointestinali e neurologici. Ed è forse per questo motivo che in passato il pomodoro era circondato da un alone di mistero che lo rendeva un ingrediente essenziali di pozioni e filtri magici dagli ipotetici poteri afrodisiaci. Che sia vero oppure no, resta il fatto che il pomodoro, colorando di rosso moltissimi piatti della cucina mediterranea, è uno degli ortaggi più diffusi sulle nostre tavole.

Basilico

set 5, 2013   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

Il basilico (Ocimum basilicum L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Labiateae. Originario dell’Asia tropicale, attraverso l’India ed il Medio Oriente si diffuse dapprima in Grecia e in Italia e, successivamente, nel resto dell’Europa. Coltivato in tutto il mondo per il gradevolissimo profumo delle sue foglie, il basilico è una delle erbe aromatiche maggiormente conosciute ed utilizzate in cucina. Le varietà più diffuse sono il “basilico genovese” dal gusto deciso e usato per preparare il famoso pesto, il “fine verde” dalle dolci e piccole foglie, il “tailandese” dall’aroma mentolato, il “messicano” il cui sapore ricorda quello della cannella ed, infine, il lievemente piccante “porpora messicano”. Dal punto di vista nutrizionale sono presenti diversi sali minerali ed elettroliti quali il Sodio ed il Potassio, che regolano l’equilibrio acido-base e intervengono nel bilancio idrico del corpo, il Ferro, indispensabile per la produzione dell’ emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue, il Calcio, necessario per la coagulazione del sangue e per la formazione del tessuto osseo ed, infine, il Fosforo, fondamentale nei processi di produzione di energia quali il metabolismo dei grassi, dei carboidrati e delle proteine. Sono, inoltre, presenti la vitamina A, che favorisce la visione notturna e la riproduzione delle cellule epiteliali che rivestono l’esterno e l’interno del corpo, la vitamina C, importante per rinforzare le difese immunitarie, per la sintesi del collagene e per l’assorbimento e l’utilizzazione del ferro ed alcune del gruppo B tra cui la B1 o Tiamina, che regola il metabolismo dei carboidrati, la B2 o Riboflavina, per il trofismo e la riparazione dei tessuti e la B3 o Niacina, per l’integrità di tutti i tessuti del corpo e per il buon funzionamento del sistema nervoso. Oltre che per le proprietà dei suoi costituenti, il basilico si è distinto fin dal passato per le numerose credenze e superstizioni a lui associate. Gli antichi Egizi, ad esempio, lo utilizzavano per imbalsamare i defunti poiché lo ritenevano di buon auspicio per l’aldilà. I greci ed i Romani erano invece certi che per far crescere una rigogliosa piantina di basilico fosse necessario accompagnare la semina con insulti e maledizioni. Antiche leggende popolari, poi, narrano le più disparate convinzioni: dalla capacità di prevenire le contaminazioni delle acque o di allontanare i fulmini durante i temporali, al potere di attirare gli scorpioni o di generare veri e propri stati di pazzia. Che sia vero oppure no non è dato saperlo, quel che è certo è che le sue profumate foglioline verdi sono ideali, soprattutto nel periodo estivo, per insaporire e dare un tocco di colore in più alle nostre pietanze.

Spinaci

set 5, 2013   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

Gli spinaci sono le foglie commestibili dell’omonima pianta erbacea (Spinacia oleracea L.) appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae.

Originari delle regioni sud-occidentali dell’Asia, giunsero in Italia tra il XIII e il XIV secolo d.C., ma solo verso la fine del 1800 si diffusero nelle nostre cucine. Oggi le Regioni in cui si coltivano maggiormente sono la Toscana ed il Lazio, seguite dalla Campania, dalle Marche, dal Veneto e dal Piemonte.

Reperibili quasi tutto l’anno, le piante di spinacio, una volta maturate, raggiungono una altezza che oscilla tra i 70 e gli 80 cm e presentano foglie riunite a rosetta di colore verde scuro.

La forma e le dimensioni variano poi a seconda della specie. Le varietà più diffuse sono il Gigante d’inverno, dalle foglie ampie e carnose, il Merlo nero, dalle foglie scure ed arricciate ed il Riccio di Castelnuovo, caratterizzato da foglie spesse e tondeggianti.

Pur essendo particolarmente gustosi, gli spinaci sono idonei anche per coloro che intendono seguire un regime alimentare controllato, considerate le poche calorie presenti e l’abbondanza di acqua al loro interno.

Dal punto di vista nutrizionale gli spinaci sono ricchi di Sodio e Potassio che partecipano al mantenimento della pressione osmotica e alla regolazione del bilancio idrico del corpo nei liquidi extra ed intracellulari. Vi sono contenuti anche alcuni Minerali: il Calcio e il Fosforo, costituenti essenziali delle ossa e dei denti, il Magnesio, importante regolatore dell’eccitabilità delle membrane cellulari, soprattutto quelle dei muscoli scheletrici e cardiaci, lo Zinco, che fa parte degli enzimi implicati nei processi digestivi ed il Rame, coinvolto nella formazione dei globuli rossi.

Da non trascurare anche la presenza della vitamina A, che protegge la pelle e le mucose che rivestono l’esterno e l’interno del corpo, della vitamina C, importante supporto al sistema immunitario, ed alcune vitamine appartenenti al gruppo B, tra cui la B9, che assunta in quantità adeguata diminuisce il rischio della spina bifida neonatale.

Un cenno speciale merita, infine, il Ferro.

Contrariamente a quanto ritenuto per anni, gli spinaci non ne sono particolarmente ricchi. La fama derivava, infatti, da un semplice errore di battitura che ne attribuiva un quantitativo ben dieci volte superiore a quanto effettivamente contenuto.

Se al corretto valore del Ferro (2,9 mg/100 gr) si aggiunge, poi, che all’interno degli spinaci è presente anche l’acido ossalico, che ne ostacola l’assorbimento, sarà facile dedurre che non basta mangiarne molti per diventare forti come Braccio di Ferro!

Peperoncino: che passione!

set 5, 2013   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

Questa pianta, originaria delle Americhe, ormai coltivata in tutto il mondo, appartiene alla famiglia delle Solanacee. Secondo alcuni ricercatori, il suo nome latino Capsicum (L.) deriva da Capsa (scatola) proprio per la particolare forma del frutto, simile ad un contenitore di semi. Per altri, invece, deriva dal greco Kapto che significa mordere, con evidente riferimento al sapore piccante che, letteralmente, “morde” la lingua al suo contatto.

Il peperoncino piccante è usato come alimento fin da tempi antichissimi. Reperti archeologici testimoniano la sua coltivazione in Messico già nel 5500 a.C. Solo nel 1494, con la scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo, venne introdotto in Europa. I guadagni che la Spagna, paese colonizzatore, si aspettava dal commercio di tale frutto apparirono, tuttavia, ben presto deludenti. Il peperoncino, infatti, acclimatandosi con facilità nel vecchio continente, si diffuse rapidamente in tutte le regioni meridionali e, contemporaneamente, in Africa ed in Asia. Entrò così a far parte dell’alimentazione di quella parte della popolazione che non poteva permettersi l’acquisto di costose spezie orientali. Grazie al peperoncino, pertanto, la cucina povera trovò la sua grande occasione non solo per insaporire i cibi sulle tavole, ma anche per garantirne la conservazione. Il peperoncino con le sue proprietà antibatteriche favorisce, infatti, il mantenimento e l’integrità degli alimenti. Ciò spiega anche perché nelle regioni dal clima caldo, ove il deterioramento dei cibi è più facile, l’uso di questa spezie è maggiore. I popoli ricchi, al contrario, per la forte sensazione che lascia sul palato, non l’hanno mai considerato un alimento da aggiungere alle proprie tavole. Ma non venne solo bandito dalla gastronomia delle nobili cucine. I Puritani ed altre confessioni religiose lo vietarono poiché considerato eccitante e capace di risvegliare i sensi, attribuendogli addirittura poteri diabolici. Non a caso, ancora oggi, in molti dialetti del sud Italia, il peperoncino piccante viene chiamato “diavolicchio”.

Il caratteristico sapore piccante, tuttavia, trova una spiegazione tutt’altro che mistica. E’ infatti determinato dalla presenza di un particolare alcaloide, la Capsaicina, che presente in minore o maggiore quantità, ne determina i diversi gradi di piccantezza. Secondo la Scala di Scoville, uno dei peperoncini più piccanti al mondo è l’“Habanero” coltivato nella penisola messicana dello Yucatan. In Italia le regioni in cui il peperoncino è un elemento fondamentale in cucina sono l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, la Calabria e la Sicilia.

La sua popolarità è anche dovuta alle sorprendenti proprietà terapeutiche attribuitegli. E’ ricco di vitamina A, importante per la salute della cornea e dei tessuti epiteliali, di vitamina C, utile al nostro organismo per difenderci dalle infezioni, da tutte le malattie da raffreddamento e dai disturbi cardiovascolari, di vitamina PP, che protegge l’elasticità dei capillari ed, infine, di Vitamina E, che accresce la capacità di ossigenazione del sangue. Quest’ultima, in particolare, viene anche considerata la vitamina della fertilità e della potenza sessuale.

Tra i sali minerali e gli elettroliti, quelli presenti in maggiori quantità sono il Potassio, che regola il bilancio idrico del corpo, il Calcio, principale componente strutturale delle ossa, il Fosforo, parte essenziale degli acidi nucleici, e il Ferro, indispensabile per la formazione dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue.

A deporre a favore delle presunte proprietà afrodisiache del peperoncino si aggiungono, inoltre, la forma, il colore rosso vivo del sangue, il sapore forte ed aggressivo e, come detto, la presenza di capsaicina, dalle proprietà vasodilatatorie.

Nonostante non vi siano riscontri scientifici in merito, ciascuno di noi, aggiungendo nella romantica notte degli innamorati un pizzico di peperoncino alle proprie pietanze, potrà comunque continuare a confidare nei desiderati effetti delle sue proprietà.

Cetrioli

set 5, 2013   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

Il cetriolo (Cucumis sativus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae. I primi reperti sulla sua coltivazione sono stati rinvenuti in Asia e, precisamente, nella catena montuosa dell’Himalaya. Successivamente si diffuse dapprima in India e, attraverso l’Egitto, giunse in Europa. Piuttosto apprezzato anche in Italia, il cetriolo ha forma allungata, buccia spessa di colore verde scuro e polpa soda e croccante dal sapore leggermente amarognolo. In base alle dimensioni del frutto i cetrioli vengono distinti in tre categorie: lunghi, commercializzati per lo più in Nord Europa, corti, destinati all’industria dei sottaceti ed, infine, medi che rappresentano la tipologia più diffusa nel nostro paese. Tra questi ultimi le varietà più note sono il Verde Lungo d’Italia, il Marketer ed il Parigino. Dal punto di vista nutrizionale il cetriolo contiene diversi sali minerali ed elettroliti quali il Sodio e il Potassio, che regolano l’equilibrio acido-base del corpo, il Fosforo, indispensabile in diversi processi di produzione di Energia, il Calcio, importante per la coagulazione del sangue, per la contrazione muscolare e per la struttura ossea del corpo ed, infine, il Ferro, essenziale nei processi respiratori cellulari. Per quanto riguarda le vitamine sono presenti la Vitamina C, dall’azione antiossidante contro i radicali liberi, alcune del gruppo B tra cui la Tiamina, necessaria per il metabolismo dei carboidrati, la Riboflavina, essenziale per la crescita e la Niacina, fondamentale per il buon funzionamento del sistema nervoso ed, infine, tracce di Vitamina A, che protegge le mucose e gli epiteli del corpo. L’abbondanza di acqua, inoltre, unitamente alle poche calorie, li rende adatti per tutti coloro che intendono seguire regimi alimentari ipocalorici. Nonostante i cetrioli siano ortaggi tipici dell’estate, la tradizione popolare li vuole protagonisti tutto l’anno per le loro spiccate proprietà benefiche per la pelle. Accanto al noto “rimedio della nonna” che consiste nell’applicare due fette di cetriolo sugli occhi per attenuare il gonfiore e ridurre le cosiddette borse, vengono spesso impiegati contro le scottature solari e per la produzione di maschere di bellezza grazie al potere rinfrescante della polpa, rassodante dei semi e lenitivo del succo.

Zucchine

feb 20, 2013   //   by nutribo   //   Estate, Tutto l'anno  //  No Comments

La zucchina o zucchino è il frutto dell’omonima pianta erbacea (Cucurbita pepo L.), appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae. Originaria delle regioni dell’America centro-meridionale, giunse in Europa intorno al XVI secolo d.C. e, da allora, si è diffusa ed è coltivata in tutto il mondo.

Pur essendo un ortaggio che si raccoglie in tarda primavera e in estate, la zucchina è reperibile tutto l’anno sui banchi dei mercati ortofrutticoli con diverse varietà, che possono distinguersi per la forma del frutto e per il colore della buccia.

Tra le zucchine lunghe, per così dire tradizionali, le specie più note sono il Verde di Milano, di colore molto scuro, il pallido e piriforme zucchino Siciliano e il Fiorentino, a forma di clava e con buccia chiara e striata. Vi sono anche zucchine dal frutto sferico: la Tonda di Nizza, di colore verde chiaro, la Tonda di Piacenza, di colore scuro e quella di Firenze.

Accanto a queste esistono, infine, anche delle varietà di zucchine molto particolari, come quella Centenaria, interamente ricoperta da piccoli aghi e con un colore che varia dal giallo pallido al verde, e come la Crookneck, dalla buccia irregolare di colore giallo acceso e a forma di collo d’oca.

Caratteristica distintiva delle zucchine è il tempo della loro raccolta. Per evitare l’elevato numero di semi che si formano con la maturazione e che non le renderebbero più commestibili, i frutti vanno prelevati dalla terra quando non sono ancora maturi e hanno la polpa bianca e soda, oltre ad una leggera peluria sulla superficie.

Dal punto di vista nutrizionale le zucchine contengono numerosi sali minerali come il Sodio e il Potassio, importanti per la trasmissione degli impulsi nervosi e il mantenimento del bilancio idrico del corpo, il Fosforo, elemento essenziale degli acidi nucleici e delle molecole di ATP, e il Ferro, fondamentale per la formazione dell’emoglobina nei globuli rossi. Nelle zucchine è presente, inoltre, la vitamina A, essenziale per la vista, per la crescita e la differenziazione cellulare, la vitamina C, potente antiossidante che contrasta l’azione nociva dei radicali liberi, ed alcune vitamine del gruppo B (la B1, la B2, la B3, la B5 e la B6) che promuovono l’attività di numerosi enzimi implicati nel catabolismo dei nutrienti. E’, altresì, presente l’Acido Folico (B9), essenziale per la sintesi del DNA e, durante la gravidanza, per prevenire l’incidenza della spina bifida nel feto.

L’alta percentuale di acqua contenuta e le pochissime calorie le rendono, infine, preziose alleate durante i regimi alimentari ipocalorici.

E per i più golosi vi sono, attaccati all’apice dei frutti e degli steli, i prelibati fiori della zucchina, noti anche con il nome di “fiori di zucca” o “fiorilli” che, sulle tavole emiliane, vengono spesso e volentieri serviti fritti in pastella o amalgamati all’uovo in gustose frittate.

Bietole

feb 20, 2013   //   by nutribo   //   Estate, Tutto l'anno  //  No Comments

bietolaLa bietola o bieta (Beta vulgaris L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Chenopodiacee.

Originaria delle regioni meridionali dell’Europa, dove tutt’ora cresce spontanea, era già nota ed apprezzata al tempo degli antichi greci. Data la grande adattabilità a diverse tipologie di clima e di terreno, ben presto si diffuse in tutta Europa e, successivamente, nel resto del mondo.

In base alla forma delle foglie si possono distinguere due tipi di bietola: quella da coste o quella da foglie o erbetta.

La bietola da coste presenta ampie foglie di colore verde scuro e gambo carnoso che, a seconda delle varietà, può essere bianco uniforme o presentare striature gialle o rossastre. Nella bietola da foglie, invece, le foglie sono di un verde brillante ed il gambo è sottile. In entrambi i casi si consuma l’intera pianta.

Il sapore estremamente delicato rende la bieta un ortaggio particolarmente versatile in cucina. Se a questo si aggiungono le sue proprietà nutrizionali, è facile comprenderne l’ampia diffusione.

Nello specifico, sono presenti preziosi minerali quali il Calcio, implicato nella coagulazione del sangue, nella contrazione muscolare ed essenziale componente strutturale delle ossa, il Fosforo, utile per rinforzare le ossa e i denti nonché parte integrante degli acidi nucleici e della molecola dell’ATP, vera e propria centrale energetica della cellula, ed il Magnesio, che gioca un ruolo chiave nella trasmissione degli impulsi muscolari e nervosi. A questi si aggiunge il Ferro, necessario per l’ossidazione dei carboidrati, per la sintesi di alcuni ormoni e di alcuni neurotrasmettitori e per la formazione di emoglobina nei globuli rossi. Da non trascurare anche il Sodio e il Potassio, coinvolti nella contrazione muscolare, nella propagazione degli impulsi nervosi e nel mantenimento del bilancio idrico del corpo ed il Rame e lo Zinco, indispensabili all’attività di molti enzimi.

Le bietole contengono anche la vitamina A, fondamentale per la crescita e la differenziazione del tessuto epiteliale e per la sintesi di Rodopsina, importante pigmento implicato nella visione in bianco e nero, la vitamina C, prezioso antiossidante che protegge le molecole del corpo dai radicali liberi e, infine, alcune vitamine del gruppo B tra cui la B9, essenziale per la sintesi del DNA e per il normale sviluppo del midollo spinale, la B1, per la funzionalità del sistema nervoso, la B2, per il metabolismo dei carboidrati e delle proteine e la B3, necessaria per la respirazione cellulare e per inibire la sintesi del colesterolo.

La Nespola, il frutto dell’imbarazzo

mag 23, 2012   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate, Tutto l'anno  //  No Comments

Nespole Con il termine Nespola, si identificano i frutti di due diverse specie di piante appartenenti entrambe alla famiglia delle Rosaceaela nespola comune e la nespola del Giappone. Il motivo per cui condividono lo stesso nome è abbastanza oscuro, dal momento che sia le piante che i frutti prodotti sono estremamente differenti fra loro. Ma cerchiamo di analizzarli nel dettaglio.

Il nespolo comune, Mespilus germanica, è un albero di medie dimensioni coltivato in tutti i paesi a clima continentale. Al momento della fioritura produce moltissimi fiori bianchi che lo rendono estremamente gradevole da un punto di vista ornamentale.

I frutti, tondeggianti e di colore marrone chiaro, maturano a settembre e sono spesso ricoperti da una finissima peluria. Estremamente duri e legnosi hanno un sapore acido ed astringente che non li rende commestibili al momento della raccolta. Prima di essere consumati, infatti, devono per lungo tempo maturare all’interno di cassette di legno ricoperte di paglia che, a loro volta, devono essere poste in ambiente asciutto e ventilato. Mediante questa tecnica di “ammezzimento” le nespole si ammorbidiscono e virano di colore fino a raggiungere una tonalità molto scura. La polpa, inoltre, subisce una modificazione enzimatica che la rende più dolce ed aromatica. Ed è proprio la necessità di dover attendere qualche mese prima di poterle mangiare ad ispirare il prezioso detto: “Con il tempo e con la paglia maturano anche le nespole” che ci suggerisce l’importanza di avere pazienza e di saper aspettare per vedere i risultati.

Le prime coltivazioni del nespolo comune sono state rinvenute lungo le rive del Mar Caspio e risalgono al I millennio a.C. Estesosi poi in tutta l’Asia Minore, il nespolo raggiunse ben presto le coste della Grecia e dell’Italia. Da qui, grazie ai Romani si diffuse a tal punto in Europa, ed in particolar modo in Germania, che il medico e naturalista svedese Linneo (padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi) lo identificò proprio con il nome Mespilus germanica, ritenendolo, erroneamente, di origine tedesca.

Da un punto di vista nutrizionale bisogna innanzitutto sottolineare che tanto più il frutto è acerbo, tanto maggiore è la presenza di tannini, molecole dall’azione antinfiammatoria che, per la capacità di precipitare le proteine della saliva, donano alla nespola il suo caratteristico sapore astringente. Grazie alla maturazione, i tannini diminuiscono ed il frutto, più dolce e pastoso per la presenza di zuccheri, ha un’azione blandamente lassativa grazie anche ad una discreta quantità di fibre vegetali. Sono, inoltre presenti elettroliti, sali minerali quali Potassio (che regola il ricambio idrico del corpo e impedisce la disidratazione delle cellule), Magnesio (fondamentale per la contrazione muscolare), Fosforo e Calcio (necessari per la salute delle ossa e dei denti). Da non trascurare anche il contenuto in vitamine tra cuila C(importante per rinforzare le difese immunitarie e per l’assorbimento del Ferro) ed alcune del gruppo B, in particolarela B3 (che partecipa al metabolismo dei nutrienti favorendo la trasformazione dei grassi e dei carboidrati in energia).

Simile da un punto di vista nutrizionale ma di aspetto estremamente diverso è il nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica), genere maggiormente conosciuto e commercializzato nel nostro paese. Originario dell’estremo Oriente, dove è molto diffuso sia come albero da frutto che come pianta ornamentale, è giunto in Europa solo alla fine del 1700 e da qui si rapidamente diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.

In Italia fu introdotto a scopo puramente decorativo nel 1812 nell’orto botanico di Napoli e, solo in seguito, si affermò anche per la produzione di frutti. L’habitat ideale di questa piccola pianta dalla chioma tondeggiante è rappresentato dalle regioni meridionali; la maggiore produzione, infatti, si registra in Sicilia ed, in particolare, nelle province di Palermo, Catania e Siracusa.

I frutti maturano in primavera e la raccolta si effettua quando assumono la piena e tipica colorazione arancione. Immediatamente commestibili, hanno forma tondeggiante e una sottile e liscia buccia esterna. La polpa è dolce e acidula al tempo stesso e racchiude al suo interno dei grossi semi legnosi avvolti da una membrana. Proprio per la loro presenza la parte edibile del frutto è appena del 66%. La ricchezza in acqua e le poche calorie, infine, rendono il nespolo del Giappone adatto anche a coloro che intendono seguire un regime alimentare ipocalorico.

Terminiamo, come sempre, con una curiosità: secondo antiche tradizioni orientali, questi piccoli ma deliziosi frutti provocano uno stato di “imbarazzo” in coloro che li assaggiano. Per la loro squisitezza, infatti, si è incerti se gustarli freschi appena raccolti o preparare, con la polpa, macedonie, marmellate o aromatici distillati.

Cachi: l’albero delle virtù

mag 22, 2012   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

cachiIl cachi (Diospyros kaki L.), comunemente noto come caco o kaki, è un albero da frutto dalla tradizione millenaria e appartenente alla famiglia delle Ebenaceae. Originario delle regioni centro meridionali della Cina, dove viene coltivato da più di duemila anni e dove viene definito “l’Albero delle sette virtù”, circa un millennio più tardi si diffuse nel vicino Giappone dove iniziò ad essere coltivato in modo intensivo. Alla fine del XVIII secolo giunse in Europa dove venne inizialmente utilizzato solo per scopi ornamentali.

La chioma del caco è particolarmente folta e da qui tre delle sette virtù: l’ombra in primavera, la bellezza delle foglie giallo-rosse in autunno e la successiva ricchezza in sostanza concimanti per il terreno in inverno. A queste si aggiungono la longevità della pianta, l’alta qualità del legno, l’assenza di tarli e, infine, la mancanza di nidi tra i rami.

Ma lo splendore di questo albero che ha fatto sì che fin dal passato venisse piantato per uso decorativo si manifesta quando, completamente spoglio di foglie, rimane carico di frutti giallo-oro fino all’autunno inoltrato.

In Italia le regioni in cui si coltiva maggiormente sono l’Emilia Romagna (con la varietà “Loto di Romagna”),la Campania(per il “Vaniglia della Campania”, noto anche come “caco-vaniglia” o “caco-mela”) ela Sicilia(con il “Caco di Misilmeri”, famoso ed esportato in tutto il mondo).

I frutti sono delle grosse bacche dalla forma quasi sferica, dalla buccia liscia e sottile e dal colore arancione. La polpa all’interno è generalmente molto tenera ad eccezione della varietà cachi vaniglia la cui consistenza è più soda e compatta.

In genere, questi frutti tipicamente autunnali vengono raccolti ancora acerbi e fatti maturare in un luogo fresco e asciutto all’interno di cassette di legno ricoperte di paglia. Mediante questa tecnica definita di “ammezzimento” la polpa assume una consistenza più morbida e contemporaneamente si riduce il caratteristico effetto astringente causato dall’elevato contenuto in tannini e aumenta il contenuto in zuccheri.

Una caratteristica dei cachi, infatti, è il loro dolce sapore. Ed è proprio per l’elevata bontà dei frutti che in passato venivano definiti cibo degli Dei.

Il nome scientifico del cachi, infatti, è “Diospyros” che letteralmente significa “frumento di Giove”.

Ma anche ai giorni nostri i cachi continuano ad essere estremamente apprezzati. Dal punto di vista nutrizionale, infatti, sono dei veri e propri concentrati di energia. Considerando che100 grammidi parte edibile contengono circa 70 Kcal e che un caco di medie dimensioni pesa 250-300 grammi, facendo un rapido calcolo si evince che ogni frutto apporta circa 180-210 kcal. Non poche!

Se quindi da un lato, grazie al loro potere ricostituente, sono frutti raccomandati durante la crescita e in caso di debolezza eccessiva, dall’altro sono sconsigliati se si vuole intraprendere un regime dietetico ipocalorico.

Accanto all’elevato quantitativo di zuccheri e di acqua, sono presenti fibre (utili per il transito intestinale) ed alcune vitamine tra cuila A(che favorisce la riproduzione cellulare e la visione notturna),la B1 (o Tiamina, indispensabili per il buon funzionamento dell’intero sistema nervoso),la B2 (o Riboflavina, essenziale per la crescita),la B3 (o Niacina, che partecipa al metabolismo dei nutrienti favorendo, in particolare, la trasformazione dei grassi e dei carboidrati in energia) ela C(importante per rinforzare le difese immunitarie e per l’assorbimento del Ferro). Per quanto riguarda i sali minerali e gli elettroliti i cachi contengono Potassio (che regola il ricambio idrico del corpo), Fosforo (essenziale per le ossa e per i denti), Calcio (di supporto al sistema scheletrico) e Ferro (componente dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue).

Infine una curiosità. L’albero del cachi è considerato “l’albero della pace” perché al devastante bombardamento atomico di Nagasaki, avvenuto nell’agosto del 1945, non sopravvisse nulla ad eccezione di alcuni esemplari di questo albero.

Albicocca: frutto della bellezza

nov 17, 2011   //   by nutribo   //   Alimenti stagionali, Estate  //  No Comments

L’albicocca (Prunus armeniaca) è il frutto di una pianta antichissima che vanta più di 4000 anni di storia. Originaria della Cina nordorientale, si diffuse lentamente verso occidente attraverso le regioni centrali dell’Asia fino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome). La sua scoperta si deve ad Alessandro Magno durante una delle sue innumerevoli spedizioni. Qualche secolo più tardi, circa nel 70-60 a.C., i Romani la introdussero in Italia ed in Grecia, anche se si deve agli arabi la sua vera diffusione nel bacino del Mediterraneo.

Questa saporita drupa dalla forma sferica è protetta da una sottile buccia vellutata di colore giallo-arancio. La polpa, lievemente acidula, è succosa e racchiude al suo interno un nocciolo legnoso che protegge il seme. Quest’ultimo è chiamato “armellina” e viene utilizzato in molte preparazioni dolciarie come essenza o come ingrediente per la realizzazione di amaretti, di sciroppi e di liquori. Al pari delle foglie e dei fiori dell’albicocco, anche il seme contiene un derivato dell’acido cianidrico che, ad alte dosi, risulta tossico per l’organismo. Se ne raccomanda, pertanto, un uso moderato.

Al momento dell’acquisto si devono scegliere frutti maturi ma al contempo sodi, con buccia liscia e senza ammaccature. Il colore deve essere vivo, intenso e privo di macchie scure. Una volta in frigorifero vanno consumati entro pochi giorni poiché sono facilmente deperibili. Proprio per la loro fragilità le albicocche vengono spesso essiccate e sciroppate. Altrettanto comuni sono i prodotti derivati tra i quali il succo, la marmellata e la gelatina, molto usata in pasticceria per spennellare torte e pasticcini.

Le varietà più diffuse e coltivate in Italia sono la Monaco, la Baracca, la Reale d’Imola, la Cafona, la Precoce Cremonini e la Boccuccia. Prediligono tutte climi caldi ed asciutti e vengono raccolte dai primi di maggio a metà luglio.

Da un punto di vista nutrizionale l’albicocca è un frutto altamente digeribile, ipocalorico, ricco di fibra solubile e con un indice di sazietà piuttosto elevato. Contiene notevoli quantità di potassio, fosforo, calcio, vitamina C e vitamine del gruppo B (importanti alleate contro l’astenia e la spossatezza). E’ il frutto che contiene le dosi più elevate di beta-carotene, sostanza estremamente importante in quanto utilizzata dall’organismo per la produzione di vitamina A. Quest’ultima è fondamentale per la vista, per la crescita delle ossa e dei denti nei bambini, per rinforzare il sistema immunitario e per proteggere dalle infezioni la pelle ed il rivestimento mucoso di gola, polmoni, stomaco e vie urinarie.

Rinforza, inoltre, le unghie e migliora l’aspetto di pelle e capelli tanto che, nella tradizione popolare, l’albicocca è stata sempre considerata il frutto della bellezza ed associata alla cura del corpo. La cosmesi naturale, infatti, offre numerosi consigli a riguardo. L’olio ottenuto dal suo seme, ad esempio, è molto efficace per il trattamento delle smagliature e delle rughe, il succo del suo frutto è un ottimo tonico per il viso e la sua morbida polpa, infine, costituisce una preziosa maschera idratante.

Come rinunciare, dunque, a questo buonissimo frutto ricco di qualità?